Viaggiare è meglio che fare sesso

Un tizio che conosco mi si è avvicinato mentre ero a un concerto da Gianca 2, un locale di Torino. Mi ha chiesto come stavo, gli ho detto che ero in partenza per un viaggio di quattro mesi in Sudamerica.
«Ci vai da sola?» mi fa.
«Sì»
«Ma non ce l’hai un uomo?»
Non ho risposto. La musica era assordante, urlavamo per farci sentire. Non mi sembrava il caso di gridare i fatti miei da Gianca.
«È che sono al quinto mojito…» ha detto lui. Ha fatto un pausa, poi ha aggiunto: «Ma qualcuno per fare sesso ogni tanto?»
«Viaggiare è meglio che fare sesso» ho detto.
Mi ha guardata con orrore. Ha una decina d’anni meno di me e forse ha pensato che con il tempo anche lui si sarebbe ridotto così.
«Stai tranquillo, a te non succederà» ho detto.
Mi ha sorriso. Vedeva se stesso a cinquant’anni, ancora appetibile per le trentenni.
Io mi vedevo già sotto il cielo delle Ande.

Se ti è piaciuto questo post, potrebbe piacerti anche il mio romanzo.

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5 pensieri su “Viaggiare è meglio che fare sesso

  1. “Ma sei qui sola?” “Si.”
    “Hai trovato un argentino allora?” “No.”
    “Ma non ce l’hai un uomo neanche in Italia?” …
    … Che bello sentirsi parte di un club!

    Scherzi a parte. Ognuno ha i suoi bisogni e vivaddio che non siamo tutti uguali. Per me viaggiare, in tutte le sue possibili accezioni ed in tutte le sue possibili dimensioni, è la sola maniera per mantenermi in reale contatto con me stessa, ed è quindi condizione necessaria per poter entrare in un contatto autentico con gli altri. A qualcuno sembra una pazzia? Poco male. Per me è linfa vitale.
    Che poi viagiare non significhi sempre essere in partenza per un viaggio di quattro mesi (magari!) è altro discorso.

    Buoni viaggi a tutte!

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  2. 15 anni fa’, prima sera a B.A. da sola, dopo un viaggio massacrante, fuso orario ribaltato, come temperatura e punti di riferimento, mi avvio sola, trecciuta, salopettata a mangiare una pizza in Florida. Al bancone il proprietario sessantenne, dopo i convenevoli di accoglenza mi dice: “Sei sposata?” “No”. Perplessità. “Eri sposata e ora non lo sei più” “No” Ulteriore perplessità. “E viaggi da sola” “Sì” “…così?” A questo punto la perplessa ero io “Ma scusi… ‘così’ in che senso?” E lui chiarisce “Così: struccata, in disordine, comoda. Ma così un marito non lo troverai mai!!!”
    Questa è stata la mia partenza per la traversata in solitaria dell’Argentina. Solidarietà, sorella.

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