Sentirsi a casa a Parque Chas

OLYMPUS DIGITAL CAMERAPer i primi giorni a Buenos Aires sono ospite di Pablo, percussionista e insegnante di musica cileno che vive a Parque Chas, un quartiere di case basse a ovest della città. L’altra ospite è Claudia, una colombiana che sta facendo un dottorato in Canada ed è venuta in Argentina per le sue ricerche universitarie. La sera cuciniamo insieme, beviamo una bottiglia di malbec e chiacchieriamo fino a tardi.

Ho conosciuto Pablo via Facebook tramite un’amica di Torino. Quando sono arrivata a Buenos Aires lui era al lavoro. Mi ha lasciato le chiavi di casa sul davanzale della finestra, dietro un vaso. Così, senza avermi mai vista. Il suo cane, nel patio, non ha neppure abbaiato quando sono entrata. Mi ha guardata attraverso la porta a vetri, scodinzolando con aria amichevole.

Quando sono uscita per esplorare un po’ il quartiere ho visto davanti a casa due uomini sui sessant’anni che trafficavano intorno a una macchina degli anni Cinquanta. Mi sono fermata, ho salutato, mi sono complimentata per l’auto, ho detto che ero un’amica di Pablo (senza averlo ancora incontrato) e ho fatto conversazione per un po’ sul marciapiede.

Due ore più tardi, rientrando, mi sono imbattuta per caso in uno dei due uomini, che passava in auto davanti all’incrocio che stavo attraversando. Quando mi ha vista ha suonato il clacson e mi ha fatto grandi cenni di saluto, come se mi conoscesse da chissà quanto tempo.

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