Tutto sbagliato, tutto giusto

OLYMPUS DIGITAL CAMERAIeri a Buenos Aires ho sbagliato proprio tutto mentre mi preparavo alla partenza per Montevideo. Quando sono uscita di casa mi sono resa conto che non mi ero messa d’accordo con Giulia e Silvina per restituire le chiavi. Per non portarmele dietro in Uruguay le ho gettate nel patio, oltre il muro, dopo aver chiuso la porta. A quel punto mi sono resa conto che non potevo aprire il portone principale. Con lo zaino in spalla ho suonato alla vicina, che per fortuna era in casa e mi ha aperto. Già mi vedevo intrappolata nel pasillo, mentre il ferry se ne andava senza di me.

Poi per andare da casa al porto ho preso l’autobus sbagliato, che mi ha lasciato al di qua della superstrada, la cosiddetta autopista. Il gigantesco incrocio davanti a Puerto Madero era talmente intasato di camion e macchine che ci ho messo più di venti minuti per attraversarlo, a rischio della vita.

E dopo essere arrivata dall’altra parte dell’autopista non avevo la minima idea di dove andare. Ho sbagliato strada, sono tornata indietro, ho chiesto informazioni a uno skater. Alla fine, mezza morta per il caldo e il peso dello zaino, sono arrivata all’imbarco. E mi sono accorta che avevo comprato soltanto il passaggio in nave fino a Colonia. Per arrivare a Montevideo c’erano ancora tre ore di viaggio in autobus, e io non avevo il biglietto.

Alle dieci di sera, dopo essere sbarcata in Uruguay, mi sono precipitata alla stazione degli autobus sperando di farcela a prendere l’ultima corsa. Claudia, la direttrice della Società Dante Alighieri che si era offerta di ospitarmi, mi aspettava a Montevideo. Non volevo fare troppo tardi. Ma era già tardi. E il bancomat non funzionava. Cioè, funzionava, ma continuavo a pigiare il tasto sbagliato. Per riuscire a prelevare ho dovuto chiedere aiuto a un uomo in coda dietro di me.

Ho comprato il biglietto, sono salita sull’autobus, e quando è passato il controllore non trovavo più il biglietto. Ho rovistato un bel po’ nello zaino prima di trovarlo. A un certo punto, quando eravamo già in viaggio, ho sentito una ragazza che chiedeva all’autista: «Questo va a Montevideo, vero?». E lui: «No, a Salto». Mi è venuto un colpo. Avevo sbagliato autobus. Ci mancava pure questa. Qualcuno è scoppiato a ridere, e l’autista pure. Era uno scherzo.

A Montevideo Claudia mi ha accolta come se mi conoscesse da sempre. La sua casa ottocentesca mi ha lasciato senza fiato. C’è un patio coperto da una grande vetrata che si apre girando una manovella nel muro. Ci sono soffitti di legno e muri di pietra grezza. Ci sono stanze che pare di stare in un film.

Oggi alla presentazione del mio romanzo al Museo delle migrazioni c’erano cinquanta persone, tutte attentissime. E adesso a casa di Claudia c’è il gruppo del corso di tango. Io me ne sto sul divano e scrivo questo post mentre gli altri ballano. È bellissimo.

Ieri ho fatto tutto sbagliato, ma sono arrivata qui. Ho fatto tutto giusto.

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