Sui treni del Subte

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Mi piace camminare senza una meta precisa per le strade di Buenos Aires, osservando le case, i passanti e gli alberi che ingialliscono sullo sfondo del cielo azzurro. Fa talmente caldo e c’è così tanta luce che non sembra neanche autunno.

Per muoversi in questa città gigantesca bisogna però scegliere il momento adatto. Nelle ore di punta, al mattino e alla sera, una marea umana si riversa nelle stazioni della metropolitana e davanti alle fermate degli autobus. Bisogna fare la coda per salire. Le ore migliori sono quelle centrali, quando i mezzi pubblici sono meno affollati e il ritmo è più rilassato. I tempi di spostamento – almeno un’ora per andare da qualsiasi parte – possono essere una vera seccatura. Oppure un’occasione per imparare qualcosa.

Sui treni del Subte, la metropolitana di Buenos Aires, salgono continuamente venditori ambulanti che offrono gli oggetti più disparati: fazzoletti di carta, gomme da masticare, biscotti, matite. Con gesti rapidi, codificati dall’abitudine, passano nei convogli appoggiando sulle gambe dei passeggeri i loro articoli. Poi tornano indietro e se li riprendono, senza una parola. Chi vuole comprare guarda il prezzo sulla confezione e paga.

Qualche giorno fa, sul treno per Tigre, c’era un continuo viavai di venditori. Di dolci, di forbici, di ganci da cucina, di bibite. Poi è salito un uomo con la pelle scura e i dreadlocks, sporco e con i vestiti stracciati. Con gli stessi gesti rapidi degli altri ha cominciato a distribuire sulle gambe dei passeggeri piccoli frammenti di carta di giornale. Era spiazzante, perché non aveva niente da vendere, e nello stesso tempo si comportava come un venditore.

L’ho seguito con lo sguardo fino al fondo del convoglio, curiosa di scoprire che cosa avrebbe fatto. Sarebbe tornato indietro a riprendersi i pezzi di giornale, sperando che qualcuno li comprasse? Non mi sembrava un escamotage per chiedere l’elemosina: l’uomo era talmente concentrato sul suo compito da suscitare rispetto.

Non ho fatto in tempo a vederlo tornare: ero arrivata a Martinez e dovevo scendere. Mi è rimasta l’impressione di aver assistito a una sorta di performance artistica. In fondo, spesso l’arte è consapevolezza del gesto.

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2 pensieri su “Sui treni del Subte

  1. Ciao Laura, sono Lillo, ti sto seguendo dal primo momento che è iniziata la tua avventura:
    E’ arrivata l’ora di farti complimenti per le “pillole” di vita che ci trasmetti con i tui scritti, riesci a rendermi partecipe delle tue emozioni ed è un vero piacere. Grazie.
    Spero col cuore che tu possa trarre beneficio fisico, morale e perchè no economico da questo tuo viaggio; intanto io acquisterò il tuo libro!
    In bocca al lupo!
    P.S. se non hai capito chi sono ti aiuto.
    Abitavo a None e mi sono trasferito a Pinerolo da sposato, ci siamo conosciuti tramite l’ oratorio e ci siamo incontrati diverse volte sul treno. Mio figlio Alberto è amico di tuo nipote Lorenzo.
    Ciao, Lillo

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