Piovono pietre

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Il treno per Villa Maria in partenza dalla stazione di Córdoba ha tutti i finestrini schermati da lastre di plexiglass rese opache dal tempo e dalle intemperie. Guardar fuori è come guardare attraverso la nebbia. Sono delusa. Il viaggio dura quattro ore, il doppio rispetto a quello in autobus, e speravo di potermi godere il paesaggio strada facendo. «Chissà perché hanno messo quelle lastre» mi domando mentre un uomo mi aiuta a issare lo zaino sulla rastrelliera.

La risposta non si fa attendere. Poco dopo la partenza, il treno attraversa una baraccopoli che si estende sui due lati della ferrovia. Sento qualcosa che rimbalza con un colpo secco contro la lastra che protegge il finestrino. Sono sassi. I bambini prendono a sassate il treno.

«Qui è normale» dice l’uomo che mi ha aiutato a mettere su lo zaino.
È lì con il recipiente per il mate e un termos in mano e chiede se può sedersi di fronte a me. Gli faccio segno di accomodarsi. Si presenta: si chiama Hector e va a trovare sua figlia a Villa Maria. In treno, perché detesta gli autobus.

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

«Una volta i treni erano un vanto per il nostro paese» dice.  E in effetti la stazione di Córdoba, con le sue colonne e le pareti rivestite di maioliche bianche, riecheggia i fasti del passato. Il declino, racconta Hector, è iniziato con le privatizzazioni volute dal presidente Carlos Menem negli anni Novanta. Le ferrovie furono frammentate e date in concessione a imprese private che avevano interesse a farle fallire. Di fronte agli scioperi dei ferrovieri che si battevano per non perdere i loro posti di lavoro, Menem disse: «Ramal que para, ramal quel cierra» (ramo ferroviario che si ferma, ramo che chiude). E così fu. La distruzione del sistema ferroviario causò la perdita di decine di migliaia posti di lavoro e la morte di molti paesi che sopravvivevano grazie al treno. Un milione di persone furono costrette a emigrare. Di recente il governo di Cristina Kirchner ha recuperato una piccola parte della rete ferroviaria, con risultati limitati e costi molto alti. È sempre difficile porre rimedio alla distruzione di un sistema sociale.

Penso ai politici italiani che invocano le privatizzazioni come soluzione alla crisi, cercando di convincerci che serviranno per far funzionare meglio le cose, mentre non sono altro che una scusa per svendere il patrimonio della collettività a imprese il cui unico scopo è quello di fare profitti. E mi chiedo che cosa faremo, quando i privati avranno messo le mani sulla scuola, sulla sanità e sui trasporti pubblici. Ci sono strade da cui, una volta imboccate, non si torna indietro. Lo stato delle ferrovie argentine, con le carcasse dei treni arrugginiti dell’epoca di Menem ancora abbandonate sui binari, è lì a dimostrarlo.

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...