Puoi sempre cambiare posto

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Quando Ricardo e Marisa sono venuti a prendermi alla stazione dei treni di Villa Maria era già buio, ma io li ho riconosciuti da distante. La chioma bionda e ondulata di Marisa e la camminata di Ricardo sono inconfondibili per me, anche se sono passati dodici anni dall’ultima volta che ci siamo visti. La vera sorpresa è stata ritrovarli qui in Argentina. Ero convinta che fossero ancora in Italia.

Ci siamo conosciuti venticinque anni fa a Torino, quando mia figlia era appena nata. Era il 1990 e l’Argentina attraversava una delle sue tante crisi. Ricardo e Marisa si erano sposati ed erano andati a Freemantle, in Australia. Avevano trovato lavoro nel ristorante spagnolo di Chris, un catalano che qualche anno prima aveva lavorato a Londra con mio marito.

Vi siete già persi? Coraggio, è solo l’inizio.

Nove mesi dopo, alla scadenza del visto australiano, Ricardo e Marisa devono decidere dove andare. E scelgono l’Italia, perché sono di origini italiane e vogliono recuperare la cittadinanza. Chris, grande tessitore di rapporti intercontinentali, consegna loro l’indirizzo di mio marito. E così un mattino di aprile Ricardo e Marisa arrivano a casa nostra. Sono in gamba e trovano subito un lavoro. Si fermano da noi finché non trovano una casa nel quartiere di San Salvario a Torino.

Un anno dopo si trasferiscono a Modena per lavorare in una fabbrica di abbigliamento. Marisa, che ha studiato optometria, viene assunta in un negozio di ottica. Nel 1996 nasce Rodrigo. Per non farlo crescere lontano dai nonni, Ricardo e Marisa decidono di tornare in Argentina e aprono un negozio di ottica a Villa Maria, la loro città.

Nel 2001, l’anno in cui nasce Serena, l’Argentina precipita in un’altra crisi. Tutto si blocca, non ci sono soldi, la gente sopravvive con il trueque (baratto). Il servizio sanitario nazionale non paga gli occhiali che ordina per i suoi mutuati e i negozi di ottica falliscono. Nel 2002 Ricardo e Marisa vendono tutto e tornano in Italia. E ricominciano da capo. Ricardo trova lavoro in un magazzino di materiali per edilizia, Marisa in un negozio di ottica. Insieme comprano e ristrutturano una casa sull’Appennino modenese.

Leandro, il terzo figlio, nasce nel 2002. Gli anni passano. I ragazzi vanno a scuola, il lavoro va bene, ma il richiamo delle radici è forte. I nonni vorrebbero avere accanto i figli e i nipoti. La madre di Ricardo ha un albergo a Villa Maria e chiede aiuto per gestirlo. Nel 2011 Ricardo e Marisa vendono tutto e tornano in Argentina.

Io ero convinta che fossero ancora in Italia. Qualche settimana fa, a Buenos Aires, mentre studiavo l’itinerario del mio viaggio, ho visto il nome di Villa Maria sulla cartina e ho pensato a loro. Mi è venuto in mente che non eravamo neppure amici su Facebook e ho inviato una richiesta di amicizia. Così, per salutarli e dire che mi trovavo nel loro paese.

Ed eccomi qua, a scrivere questo post da un tavolino del loro albergo, il San Martin di Villa Maria. Oggi ho parlato in radio del mio romanzo e domani farò una presentazione nella biblioteca della città. È stata Marisa a organizzare tutto. Mi ospita, mi porta avanti e indietro in macchina e mi ricorda gli appuntamenti come se fosse il mio agente. Vorrei che lo fosse. È bravissima. Le sue colleghe del negozio di ottica la rimpiangono ancora. Con il suo spiccato accento modenese mi racconta che i suoi figli vogliono tornare in Italia. E che lei ha nostalgia della sua casa sull’Appennino. Dice: «Quando ero là mi mancava l’Argentina. Ora che sono qua mi manca l’Italia».

Non esclude di tornare, in futuro, o di andarsene altrove, in un altro paese. «Una volta che l’hai fatto non ti spaventa più. Sai che puoi sempre cambiare posto, finché hai forza e salute».

È una lezione che sto imparando anch’io, giorno per giorno. Incontro i miei maestri lungo la strada, inaspettatamente. È l’università del viaggio, la migliore.

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