Il bello dell’ostello

Alle sette del mattino, quando sono scesa dall’autobus notturno, a Salta era ancora buio. Sono andata a piedi fino all’ostello Siete Duendes, dove avevo prenotato un letto in un dormitorio. Alla reception il proprietario mi ha chiesto di dov’ero e da quale città dell’Argentina provenivo. Quando ho fatto per tirare fuori il passaporto per la registrazione, mi ha fermato con un gesto della mano. «Vai prima a fare colazione. Prendi un caffè, poi torni con calma». In albergo mi avrebbero detto che non ne avevo il diritto, perché non avevo dormito lì, ma negli ostelli è differente. C’è un’altra atmosfera. Per questo li preferisco.

Sono andata in cucina. Sul grande tavolo apparecchiato con tazze e piattini c’era un termos di caffè e un altro pieno di acqua calda per il mate. L’unico commensale, un uomo dall’aria molto giovane, mi ha salutata e si è presentato: Ivan, peruviano di Trujillo, da dieci anni trapiantato a Buenos Aires, in vacanza per una decina di giorni nel Nord dell’Argentina. Gli ho chiesto se conosceva un posto vicino per fare una gita al pomeriggio. Ha detto che dopo pranzo sarebbe andato a Dique Cabra Corral e mi ha chiesto se volevo andare con lui. Non avevo idea di dove fosse, ma ho risposto di sì. Negli ostelli è così, si decide su due piedi.

Il posto non era affatto vicino, almeno secondo i parametri europei: era a due ore di viaggio da Salta. In più, l’autobus non passava. L’abbiamo aspettato quasi un’ora. Un sacco di tempo per chiacchierare.

Ivan non è così giovane come sembra. Ha 43 anni e lavora come addetto al marketing per un’emittente televisiva statunitense a Buenos Aires. È un impiego sicuro e ben pagato, ma vuole lasciarlo per realizzare il suo sogno: aprire un ostello in riva al mare. «Il denaro non è tutto» ripete più volte. Detto da lui, che come straniero ha dovuto lottare per farsi strada in Argentina, vale molto di più. Fin da quando ha cominciato a pensare al suo progetto, l’ostello se lo è immaginato ai Caraibi. E qualche mese fa gli è arrivata una proposta di lavoro sull’isola di Aruba, ai Caraibi, dove per combinazione una sua cugina si sta trasferendo con il marito e la figlia. Così Ivan avrà una base per cominciare e una rete familiare di appoggio su cui contare. «Mi sta arrivando tutto ciò che mi serve» dice.

Gli racconto del mio viaggio, del mio romanzo e delle circostanze che mi hanno spinta a partire. «È come se io questo viaggio dovessi proprio farlo» osservo. E per l’ennesima volta mi sorprendo di riuscire a scambiare riflessioni così personali con uno sconosciuto. Negli ostelli si incontrano anime simili. Non è la prima volta che mi capita.

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A forza di chiacchierare siamo arrivati a Dique Cabra Corral e finalmente capisco di che cosa si tratta: un grande lago artificiale circondato dalle montagne. Le barche si specchiano nell’acqua calmissima e ferma. «Pare di essere ai Caraibi» dico, e probabilmente non è vero, ma è bellissimo lo stesso.

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2 pensieri su “Il bello dell’ostello

  1. Sei a Salta! Luogo della sfortunata paradossale guerriglia di jorge masetti negli anni Sessanta, se senti qualcosa in proposito o ti imbatti in testimonianze fammi sapere, mi farebbe comodo per un progetto a cui sto lavorando. Buon proseguimento querida

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