Cuzco inca e coloniale

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Ciò che si vede oggi di Cuzco è il risultato della conquista: sontuose chiese barocche con altari ricoperti d’oro, strade porticate ed eleganti palazzi rinascimentali. Del periodo inca restano soltanto i muri di fondazione, che i conquistadores utilizzarono come base per edificare le loro chiese. Come segno del cambio di potere, il convento di San Domenico fu costruito sul basamento del tempio del Sole, il centro simbolico dell’impero inca.

All’arrivo degli spagnoli Cuzco era la capitale di un impero che si estendeva dall’Ecuador all’attuale Santiago del Cile. Gli inca avevano sottomesso popolazioni con lingue, credenze religiose e sistemi di vita differenti, ma alla morte di Huayna Capac, il sovrano assoluto dell’impero, si era scatenata la lotta per la successione. Dopo anni di scontri e di devastazioni, Atahuallpa, signore di Quito, era arrivato a Cajamarca e si preparava ad assalire l’esercito del suo rivale Huascar. Per rafforzare la sua posizione chiese aiuto agli spagnoli guidati da Francisco Pizarro, che stavano a guardare, aspettando il loro momento. Nel novembre del 1532 i duecento uomini giunti dall’Europa arrivarono sulle creste intorno a Cajamarca e videro decine di migliaia di soldati accampati nella valle sottostante. Era l’esercito di Atahuallpa.

img-4-small517Gli spagnoli non avrebbero potuto vincere se non giocando d’astuzia, come aveva fatto Hérnan Cortéz in Messico. Dopo aver mandato alcune delegazioni, Pizarro invitò Atahuallpa a un incontro, a cui il principe si presentò disarmato, accompagnato da un piccolo drappello. Gli spagnoli lo catturarono, lo tennero prigioniero per diversi mesi e alla fine, nel luglio del 1533, lo decapitarono. Nel novembre dello stesso anno conquistarono Cuzco e cominciarono a imporre il loro potere sull’ex impero inca.

img13-02Le sofferenze inflitte alla popolazione dai conquistadores sono narrate da un cronista dell’epoca, Felipe Guamán Poma de Ayala, un indigeno di nobili origini educato dagli spagnoli. Nella sua opera, El primer nuevo corónica y buen gobierno, terminata nel 1615, racconta con le parole e le immagini le ingiustizie del governo coloniale. I suoi straordinari disegni, quasi quattrocento, offrono un ritratto vivido della condizione dei nativi: uomini condannati al rogo per la loro religione, torturati e costretti ai lavori forzati. Nello stesso tempo documentano la vita quotidiana delle popolazioni, i loro costumi, le loro tradizioni e le loro feste con un’immediatezza coinvolgente.

Grande viaggiatore e grande illustratore, Guaman Poma de Ayala dedica la sua opera al re Felipe III di Spagna, per sollecitarlo a intervenire a favore dei nativi. Il re non la ricevette mai: andò persa durante la traversata e fu ritrovata nel 1908 nella Biblioteca reale di Copenhagen, dove si trova tuttora.

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