Sull’orlo del precipizio

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«Sta piovendo» penso nel dormiveglia. E poi, subito dopo: «No, non è possibile. Non è stagione». Mi alzo e apro la porta che dà sul patio: diluvia. E io proprio stamattina devo partire per Machu Picchu. Il minibus dovrebbe passare a prendermi alle sette. Aspetto con lo zaino pronto e la giacca a vento addosso nell’atrio dell’ostello. Sono quasi le otto quando l’autista, trafelato, si affaccia al portone e grida il mio nome.

Cuzco è nel caos per la pioggia. Fa freddo, il cielo è grigio e sulle montagne più alte c’è un velo di neve. Partiamo con un’ora e mezza di ritardo. Abbiamo davanti sei ore di strada, più due ore a piedi fino a Aguas Calientes, il villaggio da cui parte il sentiero per Machu Picchu.

Viaggiamo sotto la pioggia battente, salendo di quota. Ai lati della strada gli alberi lasciano il posto agli arbusti, poi alle rocce con ciuffi di erba secca. Il passo di montagna verso cui siamo diretti è a 4300 metri. Ed è tutto bianco. Sta nevicando. L’autista guida in maniche corte, ma con i guanti. Dice che non gli è mai successo di trovare neve in questo periodo. E io comincio a preoccuparmi.

NeveNei pressi del colle la strada è coperta da dieci centimetri di poltiglia scivolosa. Davanti a noi una coda di minibus e camion, tutti fermi. Ci fermiamo anche noi. Negli spiazzi ai bordi della strada i passeggeri dei bus costruiscono pupazzi di neve. Gli autisti gesticolano e parlano a voce alta. Dicono che c’è un camion di traverso, più avanti, e che è tutto bloccato. Nessuno ha le catene, ovviamente. Le ruote pattinano sulla neve verso il precipizio.

Ormai non è più possibile né andare avanti né tornare indietro. La fila di mezzi nelle due direzioni sembra interminabile. Uomini con giacche arancioni gridano ordini che nessuno esegue. Ci muoviamo di dieci metri ogni venti minuti. Mi assale il terrore di restare bloccata lì per la notte, al gelo. Ma l’autista non sembra preoccupato: «Passeremo, c’è tempo» continua a dire.

Ci vogliono due ore per arrivare alla strettoia dove il camion di traverso blocca una corsia. Subito dopo, il traffico comincia a scorrere. La strada è sporca, le ruote slittano, ma scendiamo di quota. Tiro un sospiro di sollievo quando la neve finisce. Sotto di noi si stende una valle verdissima con una fitta vegetazione tropicale. Un’ora più tardi viaggiamo in mezzo ai banani.

La strada è ancora lunga, ma se l’autista non schianta il minibus in un sorpasso azzardato, domani potrò salire sul Machu Picchu.

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