Salita al Machu Picchu

Alle cinque del mattino ad Aguas Calientes è ancora buio, ma davanti al punto di controllo dei biglietti c’è già una lunga coda. Aspetto con gli altri, ascoltando il rumore del fiume. Oltre il ponte comincia il sentiero per Machu Picchu. Chi vuole salire a piedi deve passare di qua. Sono cinquecento metri di dislivello, niente di che, ma io temo di non farcela. Una settimana fa, in Bolivia, sono stata malissimo per un’infezione alimentare. Sto ancora prendendo gli antibiotici. Me ne manca uno per finire la cura. Lo prenderò alle otto in punto, in cima. Se riesco ad arrivarci.

C’è un autobus che fa la spola dal ponte all’ingresso del sito, ma per me è importante salire a piedi. È una sorta di pellegrinaggio laico. Machu Picchu è il culmine reale e simbolico del mio viaggio. Dopo comincerò a scendere verso il Cile. Mesi fa, mentre pianificavo il mio itinerario, avevo provato una grande emozione al pensiero di arrivare fino all’antica città degli inca. Era la realizzazione dei miei sogni di bambina, quando nella mia casa di provincia passavo i pomeriggi davanti all’atlante immaginando viaggi meravigliosi.

E ora eccomi qua, in mezzo a centinaia di ragazzi provenienti da ogni parte del mondo, ad affrontare il sentiero che s’inoltra nella vegetazione tropicale. Sono tutti scalini di pietra e la salita è ripida. Procedo al mio ritmo, un passo per volta, come nella vita. E ripenso a come sono arrivata qui.

Fino a La Rioja, nel nord-ovest dell’Argentina, le tappe del mio viaggio sono state scandite dagli inviti per presentare il mio romanzo. Nove presentazioni in tutto fra Argentina e Uruguay. In seguito ho viaggiato senza un piano preciso, seguendo la mia curiosità e i miei desideri. Non ho mai prenotato niente, mi sono sempre spostata con gli autobus e ho imparato a non scoraggiarmi davanti alle difficoltà. È la prima volta che concedo tanto spazio alle parti più avventurose di me stessa e provo un grande senso di libertà. Ho avuto paura qualche volta, per esempio quando sono stata male sull’Isla del Sol e non avevo neanche la forza per scendere al villaggio a comprarmi una bottiglia d’acqua. Ma sono riuscita a cavarmela.

Ho viaggiato da sola, ma non sono quasi mai stata sola. Strada facendo ho conosciuto tante persone che sono diventate mie compagne di viaggio per un tratto. Con alcune è nata una vera amicizia. So che ci rivedremo da qualche parte.

Per tutti questi motivi la salita al Machu Picchu è per me una sorta di percorso spirituale, il culmine di un viaggio alla scoperta del mondo e di me stessa. È un sollievo rendermi conto che ce la faccio senza troppa fatica. Sta albeggiando quando arrivo in cima, davanti all’ingresso principale. Ci ho messo un’ora esatta.
Oltre il cancello, Machu Picchu si stende davanti a me fra i vapori della nebbia. La guida ci spiega che nessuno sa come si chiamasse l’antica città degli inca. Machu è il nome della montagna (picchu) che sta alle sue spalle. Non si sa neppure quale funzione avesse: forse era un centro di eccellenza per la produzione agricola, forse un santuario, forse un luogo per la formazione delle future classi dirigenti. Di certo era molto ben pianificata, con i suoi terreni terrazzati e la sua area residenziale. Gli inca ci lavorarono per novant’anni e poi la abbandonarono, chissà perché.

Mi aggiro fra le rovine con più domande in testa che risposte, come mi accade quasi sempre nella vita. Alle otto prendo l’ultimo antibiotico e chiedo a un passante di scattarmi una foto, felice di essere arrivata fino a qui.

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4 pensieri su “Salita al Machu Picchu

  1. Brava Laura, che piacere sentire che i sogni diventano realtà.
    Ti abbiamo seguito e partecipato alle tue difficoltà. Siamo a Terni, da mia madre.Le tue parole mamma ha letto sono cariche di gioventù.
    Un caro saluto e forte del tuo stupore continuiamo a seguirti!!!.
    Ciao

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  2. Complimenti Laura, per il tuo viaggio e perché non hai avuto paura di farlo, sono contenta perché hai potuto fare il tuo sogno di bambina, il mio é andare in Italia, da dove sono tutte le mie radici soprattutto al Piemonte, in Peveragno, Cuneo, dove é nato mio nonno paterno. Ringrazio alla Dante Alighieri Rio Cuarto, perché lí ti ho conosciuto, sto leggendo Per un’ora di nuoto, é bellissima. Bene, ti auguro un buon viaggio. Sono sicura che ritornerai in sudamerica di nuovo. Buona fortuna. Laura Dutto.

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