Rose e spine di Atacama

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Fino a una quindicina di anni fa non sapevo che nel nord del Cile ci fosse un deserto. Non lo avevo mai sentito nominare prima di vedere lo spettacolo della compagnia torinese Assemblea Teatro Le rose di Atacama, tratto dall’omonima raccolta di racconti di Luis Sepúlveda. Era l’11 settembre 2001, ventottesimo anniversario del colpo di stato che aveva deposto Allende, e avevo comprato un biglietto per una rappresentazione che si sarebbe svolta all’interno di una miniera in Val Germanasca (Torino). Nel pomeriggio i miei figli avevano acceso la televisione e io avevo visto due aerei schiantarsi sulle Torri gemelle di New York. Sulle prime avevo pensato che si trattasse di un film, poi avevo dovuto ricredermi. La sera ero andata a vedere lo spettacolo con il cuore oppresso da quella tragedia inspiegabile.

Le rose di Atacama è una galleria di personaggi che lottano per i propri diritti. La fragilità e la bellezza delle loro azioni è rappresentata dalle rose che fioriscono per un solo giorno nella desolazione salmastra del deserto. Io mi trovo proprio qui, a San Pedro de Atacama, ma le rose non le ho viste. Non è stagione, siamo in inverno.

Qui la bellezza è fatta di contrasti. San Pedro è paese di duemila abitanti, un’oasi con alberi e arbusti verdi, ma a pochi chilometri di distanza c’è la Valle della Morte dove non cresce neppure un filo d’erba. I sali bianchi in superficie danno l’idea che la terra sia ricoperta da una spolverata di neve. Di giorno, se non c’è vento, fa molto caldo sotto la luce sfolgorante del sole, di notte fa freddissimo. Gli ostelli con il tetto di paglia sono un riparo inadeguato dopo il tramonto. Nei letti non ci sono abbastanza coperte e si dorme con diversi strati di vestiti addosso. Nei bagni si gela e dalle docce scende un filo di acqua. È il deserto più arido del mondo.

In questo luogo così estremo si entra in contatto con gli estremi di se stessi. Di giorno la scarna bellezza del paesaggio mi rende felice. Con il buio affiorano i mostri dell’inconscio.

La prima notte ho sognato che c’era la guerra. Mia figlia era con me, sana e salva, ma mancava mio figlio. Lo cercavo dappertutto, disperata, ma non riuscivo a trovarlo. Quando mi sono svegliata mi sono resa conto che era l’11 luglio, ventesimo anniversario della strage di Srebenica.

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2 pensieri su “Rose e spine di Atacama

  1. Inutile complimentarmi con te anche per le belle e particolari foto.
    Nella prima che hai allegato oggi si notano in lontananza 3 ciclisti; hai avuto modo di parlare con loro? Sai che giro stavano facendo?
    Ciao e continua così; Lillo

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    • Ciao Lillo, i tre ciclisti avevano affittato le bici nella vicina San Pedro per fare un giro nella Valle della Luna, dove ho scattato la foto. Ma ci sono anche persone che girano in bici tutto il continente. Io ho conosciuto un ciclista che dalla provincia di Entre Rios era andato fino a Ushuaia, nell’estrema Patagonia. Quando l’ho incontrato io era già arrivato a Humahuaca, nel nord dell’Argentina, e si preparava ad andare fino in Colombia attraverso la Bolivia e il Perù. Ecco il suo sito http://www.bicinomade.com

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