Senza scarpe a Valparaíso

 

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La notte scorsa, in ostello, mi hanno rubato le scarpe. Io non mi sono accorta di niente, ma quelli della camerata a fianco li hanno visti. Erano due ragazzi sui vent’anni. Uno di loro, ubriaco, teneva la porta aperta. L’altro ha agguantato un paio di All Star davanti al letto di un italiano. La sua fidanzata si è svegliata e gli ha chiesto che cosa faceva. Quello ha borbottato che stava cercando una coperta, ha mollato le scarpe e se l’è svignata con il suo compare. In pratica, si sono portati via soltanto le mie.

Al mattino mi sono resa conto che mi restavano solo le ciabatte infradito. In pieno inverno. Il proprietario dell’ostello, un ragazzo francese di 28 anni di nome Paul, si è scusato con me. Ha detto che non era mai successo, e io ho pensato: «Guarda che fortuna!». A titolo di risarcimento gli ho chiesto di raccontarmi la sua storia. Il suo ostello è uno dei posti più belli in cui ho soggiornato ed ero curiosa di sapere com’era riuscito, così giovane, ad avviare un’attività in Cile.
OLYMPUS DIGITAL CAMERAPaul è di Parigi. Dopo la laurea triennale in marketing ha fatto un viaggio di sette mesi in Sudamerica. Quando è arrivato a Valparaíso ha deciso di fermarsi. Qualche tempo dopo ha trovato in affitto lo spazio che cercava, due piani più terrazza in una delle zone più belle della città, il Cerro Alegre, con i vicoli che salgono tortuosi verso il belvedere. L’edificio era tutto bianco, dentro e fuori. Paul l’ha fatto dipingere da artisti che hanno prestato la loro opera in cambio di un periodo di ospitalità gratuita. Ogni parete è illustrata da una mano diversa, come gli edifici del quartiere, coperti di graffiti strabilianti.

Hostal Po, il nome scelto da Paul, riecheggia il tipico intercalare dei cileni, che usano la parola “po” per dare enfasi alle frasi. L’ostello ha trenta posti letto ed è aperto ormai da tre anni. Paul è contento. Il lavoro gli piace e vuole restare in Cile. Un anno fa ha comprato i muri con l’aiuto della sua famiglia e di recente ha ottenuto il visto per cinque anni.

A quel punto mi sono accorta che avevo freddo ai piedi, con le mie infradito di plastica. Paul è andato nel ripostiglio e ne è uscito con un paio di stivaletti dimenticati da una cliente. Li ho provati, ma avevano un po’ di tacco e temevo di rompermi una caviglia sulle pietre sconnesse dei vicoli. Una ragazza mi ha prestato le sue All Star verdi, e con quelle addosso sono uscita per cercare qualcosa che sostituisse le mie scarpe da trekking. Pensavo di dover girare tutto il giorno e di dover spendere una fortuna, invece le ho trovare a poco nel negozio dietro l’angolo. Erano l’ultimo paio, proprio del mio numero, e costavano meno di trenta euro. Per il Cile, che è un paese carissimo, erano regalate.

 

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2 pensieri su “Senza scarpe a Valparaíso

  1. Laura sono Claudio sono un studente della dante di Rio Cuarto, Cordoba. Tu sei stata qui a presentare il tuo romanzo per unora di nuoto in quel momento io era al lavoro non ho potuto andare, ma ho comprato il libro e mia piaccuto tantisimo, e leggo tue aventure del blog, sono compagno di Pasquetta quel grande uomo che ti a dato il passagio a Cordoba.

    Abraccio e buena fortuna

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