Musica da camera

Horacio, chitarrista e insegnante di musica, conosciuto all'ostello AlvearA Córdoba sono tornata all’ostello Alvear sapendo che ci avrei ritrovato Horacio. Eravamo d’accordo di rivederci qui per il suo compleanno, il 26 luglio. Sono arrivata con sei giorni di anticipo, attraverso le Ande e il confine con il Cile. Sul bus notturno da Mendoza gli avevo mandato un sms: «Arrivo domani». Horacio aveva visto il messaggio solo al mattino. «A che ora arrivi?» mi ha scritto. Ho risposto: «Sono già qui!». Ero seduta in una poltrona dell’ostello, davanti alla porta della sua camerata. È uscito, ci siamo abbracciati. «Quanto tempo!» ha detto lui, ma era passato soltanto un mese e mezzo dall’ultima volta che ci eravamo visti. Sembrava tanto perché ero andata fino in Perù.

Il patio dell'ostello Alvear di CórdobaHoracio ha la mia età, è separato, ha quattro figli e vive a Villa Dolores, una cittadina di provincia ai piedi della Sierra. Tutti i fine settimana e nei giorni di vacanza viene a Córdoba, dove vivono i suoi figli e la sua fidanzata, e si ferma all’Alvear. È qui che l’ho conosciuto a fine maggio. «Mi piace questo ostello, c’è una bella atmosfera» dice, ed è vero. Ci sono viaggiatori da tutto il mondo, ognuno con il suo bagaglio di storie. Per chi è curioso e ha il piacere dello scambio è il luogo ideale. Basta sedersi sui divani sfondati del soggiorno per intrecciare una conversazione con qualcuno che viaggia senza interruzione da cinque anni o che è andato in bici fino a Ushuaia.

Horacio è un chitarrista con una formazione classica e insegna musica in una scuola di Villa Dolores. Fin dal nostro primo incontro abbiamo parlato di tutto: dei figli, della musica, della scrittura, dei nostri progetti, dei miei viaggi, delle sue fidanzate. Conversazioni senza fine sulla terrazza dell’ostello, sotto il cielo azzurro di Córdoba.

Adesso che sono tornata usciamo per comprare qualcosa da cucinare per pranzo. Per strada Horacio mi racconta che vorrebbe una chitarra elettrica. Poco dopo passiamo davanti a un negozio di strumenti musicali.
«Andiamo a dare un’occhiata» dico.
«Ma no…»
«Ma sì!»
Entriamo con le borse della spesa. Horacio indica una chitarra e il commesso la stacca dal muro. Andiamo a provarla in una saletta al fondo del negozio. Quando l’amplificatore diffonde i primi accordi mi rendo conto che è la prima volta che sento Horacio suonare. Ed è bravissimo. Anche il commesso si ferma ad ascoltare.

Qualche giorno dopo mi ammalo. Niente di grave, un raffreddore invernale. Dopo colazione mi rimetto sotto le coperte con un pacco di fazzoletti di carta. Horacio si siede sul suo letto a castello e tira fuori la chitarra classica: «Ti suono qualcosa per farti compagnia» dice. Nella camerata dell’ostello si diffonde la musica di Bach, di Tárrega e dei Pink Floyd e io ho la sensazione che in questo viaggio mi sia venuta incontro tutta la ricchezza del mondo.

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