Quanto ho speso in viaggio

Fare i conti è noioso, ma oggi mi ci sono messa. Volevo capire quanto è costata la mia avventura. Ho ricostruito i vari percorsi attraverso cui spendevo il denaro: i contanti portati dall’Italia, i prelevamenti bancomat e i pagamenti con la carta di credito.
Alla fine ho scoperto che viaggiare per quattro mesi in Sudamerica mi è costato circa 3000 euro, poco più di 700 euro al mese. Aggiungendo il costo del biglietto aereo la somma totale sale a 4000.
Il paese più caro è stato l’Uruguay, seguito dal Cile e dall’Argentina. Il più economico la Bolivia.

Trasporti
La voce di spesa principale sono stati i biglietti dei bus. Ho percorso circa 10.000 chilometri viaggiando quasi sempre di notte su autobus a lunga percorrenza. In città ho preso pochissimi taxi: usavo i trasporti urbani e andavo molto a piedi.
Per visitare alcune mete particolarmente famose ci sono escursioni organizzate che comprendono il trasporto, i pasti e i pernottamenti. Io le ho usate per andare al Salar de Uyuni, alle cascate dell’Iguazú e a Machu Picchu perché erano più convenienti del fai-da-te. Altre volte ho preferito prendere un bus e andarci da sola.

Alloggio
In Argentina e in Uruguay sono stata ospitata dalle persone o dalle istituzioni che mi avevano invitata a presentare il mio romanzo. Da Buenos Aires a La Rioja non ho mai pagato un pernottamento, tranne che a Córdoba, dove ho soggiornato in un ostello al prezzo di 6 euro a notte, colazione compresa. Nel Nord dell’Argentina ho trovato prezzi analoghi.
Negli ostelli sceglievo sempre la sistemazione più economica, ossia un posto in dormitorio (una stanza con diversi letti a castello). In Perù pagavo intorno ai 7 euro a notte. In Bolivia i prezzi erano persino inferiori, anche se gli ostelli sono rari: fuori dalle grandi città si dorme in piccoli alberghi o presso gli affittacamere privati.

Vitto
Negli ostelli di solito c’è la cucina e ci si può preparare i pasti da soli. Ciò è utile soprattutto in Argentina, in Cile e in Uruguay, dove mangiare fuori è più costoso. In Bolivia e in Perù non conviene fare la spesa: nei comedores, le bancarelle in cui la donne del posto vendono il cibo preparato da loro, si mangia con l’equivalente di 2 o 3 euro. È una cucina semplice ma sicura perché tutti i cibi sono cotti. Un piatto tipico è la minestra di verdura insaporita da una zampa di pollo. La prima volta che te la ritrovi nel piatto fa un po’ effetto, poi ti ci abitui.
Nei mercati boliviani e peruviani c’è sempre una sezione dedicata ai frappè e alle macedonie di frutta, una festa per gli occhi e per il palato.

Come mi sono mantenuta in viaggio
Con il ricavato delle vendite del mio libro mi sono pagata qualche biglietto dell’autobus e qualche notte in ostello, ma per lo più ho attinto ai miei risparmi. Avevo messo in conto di spendere più o meno la cifra che ho speso. Se dovessi fare un altro viaggio lungo dovrei trovare un modo per mantenermi.
Molti viaggiatori che ho incontrato lavoravano un paio d’ore al giorno negli ostelli o nelle fattorie in cambio dell’ospitalità, altri si fermavano per qualche settimana in una località turistica offrendosi come camerieri o lavapiatti, e ripartivano non appena avevano messo da parte la somma necessaria per proseguire il viaggio.
Con un po’ di inventiva e di coraggio si può trovare il modo di guadagnarsi da vivere strada facendo. Così molti restano in viaggio per anni, senza tornare più a casa. Sono i nuovi nomadi, e io ne ho conosciuti parecchi. Se ne sentirà parlare nel prossimo futuro.

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