Un posto chiamato casa

Oggi sono quattro anni esatti che abito in questa casa amatissima, un appartamento di tre camere in un palazzo d’epoca dietro piazza Statuto. L’ho trovato grazie a un colpo di fortuna e pago pure poco di affitto. Il commento dei miei amici è sempre lo stesso: «Che culo hai avuto!». Per come sono andate le cose, a me sembra quasi un miracolo. Una di quelle storie in cui l’impossibile accade proprio a te.

Ai primi di luglio del 2011, dopo 23 anni di matrimonio, mi ero separata ed ero venuta a Torino dalla provincia portandomi dietro solo un borsone di vestiti. Un’amica mi aveva offerto il divano di casa sua. Era una sistemazione temporanea e mi ero messa subito a cercare casa. Volevo stare in centro, in un posto che non fosse un monolocale, e spendere poco di affitto. Era come chiedere la luna.
Verso fine luglio, dopo aver visto una decina di appartamenti improponibili, avevo deciso di sospendere le ricerche fino a settembre. Per tutto il mese di agosto sarei rimasta a casa della mia amica. Le avevo promesso di occuparmi del suo gatto mentre lei era in ferie.

Una mattina mi chiama una ex collega che non sentivo da tempo.
«Come stai?».
«Eh, mi sono separata».
«Separata? E dove abiti?».
«Da un’amica».
«Stai cercando casa?».
«Sì».
«Mio marito ha un appartamento da affittare a Cit Turin, dietro Porta Susa. Vuoi venire a vederlo?».
Ci sono andata il giorno dopo senza troppe aspettative. La zona è una delle più care della città e la consideravo fuori della mia portata. Poi ho visto la casa e ho pensato che mi sarebbe piaciuto tantissimo abitare lì, nonostante la carta da parati marroncina e i mobili anni Sessanta. Ho detto che l’avrei presa, a patto che l’affitto non superasse i 400 euro. E con mia grande sorpresa il proprietario ha accettato.

Il 18 settembre ho traslocato e la prima notte non ho quasi dormito per l’emozione. Ero incredula: una casa di tre camere tutta per me! Pensavo a come l’avrei sistemata. Volevo cancellare quel senso di vecchiume che aleggiava nelle stanze spendendo il meno possibile e utilizzando ciò che avevo. C’era tanto da fare.

Per tre mesi di fila ci ho dedicato ogni minuto libero. Dopo il lavoro e nei fine settimana non facevo altro che raschiar via la tappezzeria, stuccare, carteggiare e imbiancare le pareti. Portavo in discarica i mobili più brutti e dipingevo a colori vivaci quelli passabili ma anonimi. Cucivo tende con gli scampoli del mercato e montavo scaffali dell’Ikea. Dimagrivo per la fatica, ma tenevo duro. Ero felice di vedere che la casa si trasformava sotto le mie mani e diventava bellissima.
A Natale avevo finito. Avevo perso cinque chili, ma ne era valsa la pena.

Un anno dopo è arrivata Ilenia, la mia coinquilina, e lo studio è diventato la sua stanza. La casa mi sembrava troppo grande per me e volevo condividerla con qualcuno.

Oggi sono quattro anni esatti che abito qui e il padrone di casa mi ha chiamato per dirmi che vuole vendere. Ha saputo del mio viaggio e mi ha chiesto se ho intenzione di andarmene prima della scadenza del contratto, che è fra due anni. Gli ho detto che non ho ancora preso nessuna decisione. Non so che cosa farò nel prossimo futuro, ma voglio godermi ancora un po’ questo posto che chiamo casa.
L’unica cosa di cui mi pento è di non aver fotografato l’appartamento quando ci sono entrata. Sarebbe stato divertente mettere a confronto il prima e il dopo.

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5 pensieri su “Un posto chiamato casa

  1. Ciao Laura..Sono Antonietta Montesanto….Che dire sei fantastica!!!Buon sangue non mente..Mamma Luciana era come te semplice ma con idee strepitose per far star bene i suoi figli …Ricordo ancora la vostra stanza colorata, tanti letti , dove spesso facevamo le prove dei nostri simpatici spettacoli teatrali…Che bei ricordi.Comunque non serve abitare in un appartamento lussuoso…basta avere il necessario per sentirsi sempre a casa, rispecchiando in essa il nostro modo di essere…Grande Laura un abbraccio. Antonietta.

    P.S: Cosa ne pensi del mio paese Trebisacce?

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    • Ciao Antonietta, grazie per il tuo messaggio! Sono a Trebisacce, felice per la bella accoglienza e la bellezza del luogo. Oggi siamo andati a visitare il sito archeologico di Broglio. Ieri alla presentazione del libro ho proiettato una videointervista con tuo fratello Fiore, è piaciuta molto. Un’insegnante mi ha detto che sarebbe da far vedere nelle scuole. Bella famiglia la tua. Un abbraccio!

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  2. Bellíssima la tua casa, complimenti!!. Sono argentina e siamo stati con mio marito a Torino nel 2013, affittiamo un appartamento in corso Casale di fronte alla chiesa Madonna del Pilone un paio di giorni. E molto bello Torino, camminando una volta per Piazza San Carlo, suonava il violino Constantin Voicu e me ha fatto piangere della emozione. Vogliamo ritornare il prossimo anno. Atenti saluti

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