Giù al Sud

A un mese esatto dal mio ritorno dal Sudamerica sono di nuovo in viaggio. Vado a Trebisacce, sulla costa jonica, per presentare il mio romanzo. Mi aspettano 14 ore di autobus, come da Buenos Aires a Mendoza. Il fatto di viaggiare di notte su un sedile reclinabile mi dà l’illusione di essere ancora in Sudamerica. E poi c’è il fatto che se non fossi andata in Argentina non sarei qui. Questo invito in Calabria è l’ennesima prova delle incredibili coincidenze della vita.

Il 2 giugno scorso, festa della Repubblica, camminavo per Córdoba con Matias Bossa, console onorario d’Italia nella regione di Villa Maria, una cittadina della pampa gringa.
«Di che cosa parla il tuo libro?» mi aveva chiesto d’un tratto.
«È la storia dell’amicizia di due bambine, l’una piemontese e l’altra calabrese, nel Piemonte dei primi anni Settanta, all’epoca del grande esodo dal Sud».
«Sai che a Villa Maria ci sono molti discendenti di immigrati calabresi? Stiamo preparando un gemellaggio con Trebisacce, in provincia di Cosenza».
Mi sono bloccata sul marciapiede: «Trebisacce?».
«Sì…»
«La bambina di cui parlo nel mio libro è di Trebisacce! E nel romanzo ci sono diverse scene ambientate proprio là».

Qualche giorno dopo avevo partecipato al programma radiofonico di Matias, Attenti al lupo, dedicato alla musica e alla cultura italiana. Durante la trasmissione ci eravamo collegati con Mario Stellato del Rotary Club di Trebisacce, che mi aveva invitata a presentare il mio romanzo nella sua città a settembre.

E ora eccomi qua, sull’autobus che corre lungo la costa dello Jonio. Mario mi aspetta alla fermata con Matias, arrivato qualche giorno fa dall’Argentina. Dal lungomare guardo la spiaggia sassosa, il molo, il centro storico sulla collina, tutti luoghi che ho descritto nel mio romanzo senza averli mai visti. Ebbene sì, lo confesso: è la prima volta che vengo in Calabria. Per costruire il personaggio di Carmela Catalano, coprotagonista di Per un’ora di nuoto, mi ero ispirata alle storie di alcuni calabresi immigrati al Nord negli anni Sessanta, in particolare i Montesanto, una famiglia di Trebisacce che conosco fin da bambina. Per documentarmi sul paesaggio avevo guardato alcuni video postati su YouTube e una serie di cartoline d’epoca.

La presentazione è stasera e io sono emozionata al pensiero di incontrare i trebisaccesi. Come reagiranno al mio libro? Si riconosceranno nelle mie storie e nel modo in cui ho descritto gli immigrati calabresi?
L’accoglienza è più che calorosa: Mario mi ospita nel suo albergo di fronte al mare; Clara, la presidente del Rotary, introduce la serata; Antonio, musicista e cantautore, si occupa dei microfoni e dell’amplificazione. Non ho mai avuto un tecnico del suono così bravo. «Il migliore di tutta la Calabria» dice lui, scherzando, ma è bravo davvero. Tutto funziona benissimo.
Alla presentazione colgo sguardi divertiti, risate, un’attenzione partecipe. Il libro piace, alla fine lo comprano in tanti. E Clara del Rotary dice che l’ho spiazzata perché ho rovesciato gli stereotipi consueti sugli immigrati.

Più tardi, tornando in albergo, mi fermo sul molo a contemplare le luci del golfo di Sibari che si specchiano nell’acqua. Mentre ascolto il rumore del mare mi viene in mente il messaggio che una lettrice mi aveva scritto poco dopo l’uscita di Per un’ora di nuoto: «Mi è piaciuto molto il suo libro, complimenti! Si vede proprio che lei conosce la Calabria».

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