Con il naso rotto

È così che mi sono rotta il naso. Era il mio ultimo giorno a Barcellona, poche ore prima di prendere l’aereo per tornare a Torino. Mio figlio voleva portarmi a Garraf, una bella spiaggia poco prima di Sitges. La sua idea era di lasciare a casa i cani. «Non voglio che ti diano fastidio» ha detto. Ci ho pensato e ho concluso che potevano venire con noi. Si sarebbero sfogati un po’ all’aperto invece di correre su e giù per l’appartamento. Sono grandi e grossi, hanno bisogno di spazio.

Siamo andati alla stazione Sants armati di guinzaglio e museruola. Simone era con Flint, il più grosso. Io portavo Bobby. O meglio, lui portava me. Tirava forte, spaventato dalla folla e dal rumore del treno. A Garraf, mezz’ora dopo, siamo scesi su una pensilina stretta. Sorvegliavo Bobby, preoccupata che saltasse in mezzo ai binari.

La botta è arrivata violenta e improvvisa: un colpo in piena faccia. Ho vacillato e sono caduta per terra. Mio figlio è corso in mio aiuto. «Calma, mamma. Tieni giù la testa». Ci ho messo un po’ a capire che cosa era successo. Ero andata a sbattere contro un tabellone di metallo, una sorta di specchio per i manovratori piazzato pericolosamente all’altezza della mia faccia.

Era il naso la parte più colpita. Per non sanguinare troppo dovevo stare sdraiata. Quando sono riuscita a rimettermi in piedi siamo andati sulla spiaggia. Mio figlio ha chiesto del ghiaccio in un bar. Ero stordita, ma non mi faceva troppo male. Ho persino fatto due passi sulla battigia con i cani. Speravo che il naso non fosse rotto. «Forse è solo gonfio per la botta» mi ripetevo.

Alla sera ho preso l’aereo per Torino. Appena sono entrata in casa la mia coinquilina ha lanciato un urlo: «Il tuo naso è storto!». Ha insistito perché andassi al pronto soccorso, ma era quasi mezzanotte e sono andata a dormire.
Alle cinque del mattino mi sono alzata, ho fatto una doccia, mi sono vestita e ho preso la metropoliana fino al Cto, l’ospedale traumatologico. Ci sono andata presto nella speranza di non dover aspettare troppo. E infatti in sala d’attesa c’era solo un barbone che sonnecchiava su una sedia. Il chirurgo di turno ha esclamato: «Naso rotto!» e mi ha mandata a fare le lastre.

Era giovedì. Venerdì mattina ero in sala operatoria. Al risveglio ero agitatissima, mi sentivo soffocare a causa dei tamponi nel naso. Le mie sorelle si sono date il cambio per starmi accanto. «Tranquilla, tranquilla. Respira con la bocca». E così il primo giorno è passato.
Nei giorni successivi tutti quelli che avevano saputo dell’incidente sono passati a trovarmi o mi hanno telefonato. «Quante belle persone conosci!» mi detto la mia compagna di stanza. E io mi sentivo un po’ consolata.

Lunedì mi hanno mandata a casa. I tamponi mi hanno dato il tormento per altri tre lunghissimi giorni. Oggi finalmente sono andata a toglierli con Luca, mio amico da una vita, che è venuto a prendermi in macchina.
Mentre aspettavo il mio turno all’ambulatorio ho ripensato alla catena di eventi casuali che ha portato all’incidente.
Se fossimo andati a Barcelloneta invece che a Garraf, come avevamo pensato in un primo tempo, non sarebbe successo.
Se io avessi acconsentito a non portare i cani, come mio figlio aveva proposto, non sarebbe successo.
Se fossimo saliti un vagone più avanti non sarebbe successo.

È stato un incidente, certo, ma ci sono momenti in cui penso di essermelo cercato. Ero arrivata a Barcellona con il cuore appesantito dalle preoccupazioni per il lavoro, dalla precarietà dei figli, dagli attentati di Parigi, dove vive mia figlia. Forse il corpo ha voluto condividere la pena, portare un po’ la croce, spostare l’attenzione da un’altra parte. Di certo in questi otto giorni mi è toccato concentrare le forze su un obiettivo solo: guarire. Ho lasciato le ansie in un angolo per occuparmi di un’emergenza che riguardava me stessa.

Oggi, quando mi hanno tolto i tamponi, ho assaporato fino in fondo, come se fosse la prima volta, la gioia di respirare.

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3 pensieri su “Con il naso rotto

  1. Ciao Laura, condivido con te il momento che stai vivendo. Infatti anch’ io mi sono rotto il naso quest’estate cadendo in montagna, sai sono uno di quei matti che amano correre sui sentieri alpini, e la sensazione di poter riprendere a respirare bene e riconoscere allo specchio la familiarità del tuo profilo aiuta a superare il dolore e lo sconforto per l’accaduto. Anch’io ho vissuto la stessa fase di considerazioni e recriminazioni sull’evitabilita’ dell’incidente con scelte diverse ma questa è la vita è forse tra un po’ di tempo scoprirai che magari quanto ti è successo ha un suo senso di essere. Auguri di buona guarigione!!

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  2. Laura querida, tu me dices que te rompieste la nariz en Barcelona, no entiendo, si fue un accidente producido por vos, o alguien lo hizo, mi querida, te operaron en Italia, tu hijo vive contigo en Torino, bueno te mando un abrazo lleno de cariño, Lisabeth Olivos Te quiero

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