A Roma con un euro

Flix01Ho deciso all’ultimo momento di partire per Roma. Ilenia, la mia coinquilina, me l’aveva proposto già qualche settimana fa. Una sua amica si era offerta di ospitarci per il ponte dell’8 dicembre. Io ero incerta: in quei giorni all’Eur c’era Più libri, più liberi, la fiera della piccola e media editoria, e avrei voluto andarci, ma non potevo spendere 150 euro per il treno. Poi è successo che Ilenia ha trovato un autobus a un prezzo imbattibile: Torino-Roma, dieci ore di viaggio, a un euro. Sembrava assurdo non approfittarne.

La compagnia era Flixbus, un’azienda tedesca che stava inaugurando in quei giorni le sue tratte in Italia e offriva tariffe scontate a scopo promozionale. Il mattino della partenza mi è arrivato un messaggio sul cellulare: «Gentile passeggero, la corsa di oggi per Roma non sarà effettuata da un bus con il design verde di Flixbus, ma da un autobus bianco della compagnia BMC».
Ho detto a Ilenia: «Cominciamo bene». Mentre stavamo per uscire è arrivato un altro messaggio: il bus non era più bianco, ma grigio, e portava la scritta «Buffo». Sono scoppiata a ridere: sembrava uno scherzo.

In realtà il bus si chiamava Biffo ed è partito in orario. Ad Alessandria, due ore dopo, c’è stato il cambio di autista. Al posto dell’uomo con i capelli grigi che ci aveva caricati a Torino è salito un cinquantenne biondo con gli occhi chiari e una cravatta verde, il colore di Flixbus. I due autisti hanno confabulato per un po’, scambiandosi informazioni sul percorso.
Flix03«È tutto nuovo, stiamo imparando» ha detto l’autista con la cravatta verde, e si è messo alla guida con l’energia di chi ama il suo lavoro. Ci ha chiesto se preferivamo fare due soste brevi o una sola più lunga, e tutti abbiamo scelto la prima opzione. Eravamo soltanto in diciassette e c’era una bella atmosfera. L’autista guidava in silenzio, ma era come se fosse lui a fare di noi una piccola comunità viaggiante.
Dal finestrino scorrevano le pianure dell’Emilia, le colline della Toscana, i colli del Lazio con i pini a ombrello. A Roma c’è voluto un po’ di tempo per trovare la strada giusta per la stazione Tiburtina, ma siamo comunque arrivati in orario.

Flix05La mattina dopo sono andata alla fiera della piccola e media editoria. C’era un ricco calendario di eventi con ospiti importanti e la carta patinata scintillava negli stand, ma bastava fare due chiacchiere con gli addetti ai lavori per capire che molti editori faticano a stare a galla. Pubblicano meno libri e aspettano con terrore i cosiddetti «resi», le copie invendute che i librai restituiscono a dicembre. È a quel punto che si capisce come sono andate veramente le cose.

L’8 dicembre ho preso il bus per tornare a Torino e ho scoperto che a guidarlo c’era lo stesso autista dall’andata. Era arrivato in anticipo e mangiava un tramezzino sulla panchina. Gli ho chiesto come si chiamava. «Maurizio» ha detto. Mi ha raccontato che per diciassette anni aveva lavorato per una compagnia che faceva viaggi all’estero. Era contento di aver cambiato, i turni in Italia sono migliori. «E poi io adoro Roma» ha aggiunto. Quella mattina si era alzato presto per andare in piazza San Pietro.

Al ritorno i passeggeri erano diversi, eppure c’era la stessa atmosfera dell’andata. Era merito di Maurizio, ne ero sicura. Dal suo modo di guidare, di annunciare le fermate, di scusarsi perché sul bus non c’era ancora il wifi traspariva l’allegra passione con cui svolgeva il suo lavoro. Ad Alessandria, quando è sceso per il cambio turno, c’era la nebbia, ma una sorta di buonumore ci ha accompagnati fino a Torino.

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