Lubecca caput mundi

05LubeccaDal balcone di casa sua, Daniela indica le torri aguzze della Marienkirche, la chiesa più grande di Lubecca. «Questa è una città sull’orlo della bancarotta, come Berlino. Lo sapevi?». Rispondo di no. La prima impressione è di opulenza. Nello spiazzo fangoso di fronte a noi gli escavatori lavorano senza sosta per gettare le fondamenta di un complesso di lusso. Cento metri più in là c’è la via pedonale scintillante di negozi. Le facciate delle case d’epoca sono perfettamente ristrutturate. I turisti fanno la fila davanti alla dimora signorile in cui Thomas Mann ha ambientato la saga dei Buddenbrock. L’opulenza però è un riflesso del passato, come le chiese gotiche e i magazzini dei mercanti lungo il canale. Al mattino un fiume di pendolari si riversa alla stazione per prendere il treno per Amburgo, 54 chilometri più a ovest. La città portuale pulsante di traffici, di vita e di malavita è il motore economico della regione. Lubecca è bellissima, ma è otto volte più piccola. È difficile credere che sia stata per secoli la città più importante del Nord Europa.

02LubeccaNel Trecento Amburgo era poco più che un villaggio e Lubecca era la capitale della Lega anseatica (Hansa), la confederazione di città che deteneva il monopolio dei traffici lungo le coste del Baltico, da Bruges, nelle Fiandre, a Novgorod in Russia. Da Lubecca partivano nel Duecento le navi cariche di crociati inviate dal papa a convertire con la forza le popolazioni slave. La religione apriva nuovi mercati e nuove vie commerciali. L’obbligo imposto dalla Chiesa di astenersi dalla carne per cento giorni all’anno alimentava in tutta Europa il mercato del pesce sotto sale, una specialità del Baltico.

P7190349Due volte all’anno i mercanti dell’Hansa navigavano verso nord-est sui loro velieri carichi di oggetti in metallo, tessuti, arazzi, birra, vino e aringhe e tornavano indietro carichi di pelli, cera e prodotti di lusso della Via della seta. A Novgorod, uno snodo fondamentale per i traffici con l’Oriente, i tedeschi avevano un avamposto commerciale con edifici in legno e una chiesa in pietra. I ricchi mercanti di Lubecca vi mandavano i figli a imparare il russo, una lingua che garantiva un netto vantaggio nelle contrattazioni. Le leggi in vigore a Novgorod rispecchiavano il diritto tedesco, ma le multe si pagavano in pelli di animale, una merce locale: chi uccideva un mercante doveva pagare 250 pelli; chi uccideva un messaggero, 500 pelli; chi toglieva la cuffia alla figlia o alla moglie di un mercante, 6 pelli; chi violentava la figlia o la moglie di un mercante, 20 pelli.

LubeccaL’epoca d’oro è durata a lungo, dal Duecento alla metà del Quattrocento, e i segni nel paesaggio sono visibili ancora oggi. A Lubecca la prospera borghesia mercantile ha fatto costruire case, magazzini e chiese di grande splendore. La Marienkirche, la chiesa dei mercanti, è più imponente della cattedrale. La sua architettura è stata imitata in tutte le città anseatiche.

La scoperta dell’America ha segnato l’inizio del declino. Le merci a buon mercato provenienti dal Nuovo Mondo, l’inflazione causata dall’argento proveniente dalle colonie e i conflitti religiosi scatenati nel corso del Cinquecento dopo la Riforma di Lutero hanno inferto un duro colpo all’economia anseatica. Le riunioni del consiglio direttivo dell’Hansa sono diventate sempre più rare e conflittuali, fino a cessare del tutto nel 1669.

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Tutte queste cose le ho imparate all’Europäisches Hansemuseum di Lubecca, un museo interamente dedicato alla storia della Lega anseatica. Ci ho passato quasi quattro ore e alla fine ero esausta, ma ne è valsa la pena. Mentre preparo la cena ne parlo con Daniela. È lei che mi ospita qui a Lubecca. Ci siamo conosciute la scorsa primavera quando è venuta a Torino per un corso di italiano. Sono felice che mi abbia invitata, mi permette di vivere la città dal di dentro. Quando le ho detto che volevo andare in Polonia, Daniela mi ha consigliato di partire da qui. Per i collegamenti con l’Est europeo, Lubecca è meglio di Amburgo: ogni giorno ci sono autobus e treni per Danzica e Stettino. Sarà per via della sua antica vocazione di capitale anseatica? O per la vicinanza con l’ex DDR, il cui confine correva a pochi chilometri da qui?

«Un giorno di autunno del 1989, mentre ero a spasso per la città, mi sono accorta che c’erano tantissimi visitatori» racconta Daniela. «Erano euforici, diversi dai soliti gruppi di turisti. Il McDonald offriva loro un pasto gratuitamente. Io non capivo chi fossero e che cosa stesse accadendo. Quando sono andata a casa ho sentito alla radio che era caduto il Muro. Era il 9 novembre 1989».

 

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