Cantieri Lenin anno zero

Danzica07Mi aspettavo una città grigia, un po’ triste, post-sovietica, e invece Danzica mi ha colta di sorpresa con le sue chiese gotiche in mattoni e i palazzi manieristi dalle facciate color pastello. Il giorno del mio arrivo ho passato diverse ore a vagare senza meta dentro le vecchie mura, meravigliandomi a ogni angolo. Poi ho scoperto che il centro storico è stato ricostruito quasi completamente dopo i bombardamenti della seconda guerra mondiale. È un falso molto fedele all’originale e attira folle di turisti da ogni parte della Polonia. L’attrazione principale è la gigantesca gru in grado di sollevare carichi di quattro tonnellate, la più grande d’Europa nel Medioevo, quando Danzica era uno dei porti più attivi del Baltico e una delle città più importanti della Lega anseatica.

Danzica06Per me però il suo centro storico è altrove, in una zona dove i turisti non vanno. È un’area immensa a nord-ovest della città, dominata dal frastuono delle lamiere e dagli scheletri arrugginiti delle navi non finite. È qui, nei cantieri navali un tempo intitolati a Lenin, che ha avuto inizio la rivoluzione più importante del secondo Novecento, quella che ha causato lo sgretolamento della Cortina di ferro e la fine del mondo diviso in due blocchi contrapposti.

Solidarnosc02È così, non posso farci niente: per me l’immagine di Danzica resta indissolubilmente legata ai baffi di Lech Walesa e alla nascita di Solidarnosc. Alla fine dell’estate del 1980, mentre l’Italia si dibatteva nella spirale di violenza della lotta armata, guardavo attonita in televisione gli operai polacchi che recitavano il rosario davanti ai cantieri navali occupati. Che modo di lottare era mai quello? Nelle stesse settimane mio padre stava perdendo il suo lavoro alla Fiat. Dopo un mese di sciopero duro, con picchetti e proteste ai cancelli di Mirafiori, il sindacato aveva subito una sconfitta da cui non si sarebbe mai ripreso. In Polonia invece Solidarnosc conquistava una popolarità immensa, grazie anche al sostegno di un papa polacco che perorava la sua causa a livello internazionale. Un libro a cui ho lavorato come editor sostiene che l’attentato a Wojtyla del 1981, materialmente eseguito dal turco Ali Agca, sarebbe stato organizzato dai servizi segreti bulgari per conto dell’Unione Sovietica, allarmata dai finanziamenti che il Vaticano inviava a Solidarnosc. È un’ipotesi piuttosto credibile: è stata l’ascesa del sindacato polacco a creare i presupposti per la caduta dell’impero sovietico nel 1989.

Solidarn01Nei cantieri navali di Danzica non si può entrare, ma si può visitare la Sala BPH, sede dei più importanti incontri sindacali degli anni Ottanta. Fra le foto storiche esposte all’interno ce n’è una di Erazm Ciolek intitolata Tensione: mostra una corda tesa sul punto di spezzarsi e rappresenta la situazione in Polonia nell’estate del 1980, quando l’aumento dei prezzi dei generi alimentari diede l’avvio alle proteste. Oggi la popolarità di Solidarnosc è tramontata e il paese sembra voler dimenticare quell’epoca di povertà e di ribellione. Le difficoltà dei polacchi hanno lo stesso nome delle nostre: crescita scarsa, disoccupazione, indebitamento. A trentasei anni dalla storica svolta, siamo molto più simili di quanto avrei immaginato.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...