Le disavventure di un’agenda in Tanzania

 

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Sono l’agenda di Laura Salvai, mi sono intromessa in questo blog per fornire ai lettori il mio personale resoconto del viaggio in Africa. O meglio, del non-viaggio. Perché per colpa sua, di Laura Salvai intendo, ho passato due mesi schifosi. Ma andiamo con ordine.

Dal 1° marzo, giorno dell’acquisto del biglietto, aspettavo la partenza con ansia. Le agende degli anni passati mi avevano raccontato avventure straordinarie: sulle Ande, sul Rio delle Amazzoni, nei deserti della Colombia. E io sarei andata in Tanzania e in Malawi, non vedevo l’ora! Erano mesi che mi preparavo, accogliendo sulle mie pagine indirizzi di ostelli, numeri di persone da contattare e codici segreti di bancomat. Mi sentivo indispensabile, custode delle informazioni più importanti. E infatti, al suo arrivo a Dar es Salaam la notte del 2 luglio, Laura Salvai mi ha tirata fuori dallo zaino per dare al tassista l’indirizzo dell’ostello, lo Slow Leopard di Masaki. Poi è scesa e mi ha lasciata lì, sul sedile dell’auto.

Quella stordita! Non erano passate neanche due ore dal suo arrivo in Africa e mi aveva già persa.

Credete forse che se ne sia accorta e sia tornata indietro? Neanche per sogno. Mr Kindale, il tassista, le aveva lasciato il suo numero di telefono sul retro della ricevuta di un parcheggio. Avrebbe potuto chiamarlo, ma quando si è accorta che non c’ero più erano già passati due giorni e si trovava già a Mikumi, 300 km più a ovest. Troppo lontano per tornare a prendermi.

Mr Kindale mi ha ficcata nel cassetto del cruscotto. Ho passato due mesi in quella prigione buia e solitaria, senza vedere niente della Tanzania e senza fare amicizia con nessuno. Non potevo neanche distrarmi ascoltando le conversazioni nel taxi perché non capisco lo swahili. Un paio di volte Mr Kindale mi ha tirata fuori per annotare qualcosa sulle mie pagine: l’indirizzo di una chiamata, dei conti da pagare. Per il resto, solo buio, solitudine e noia.

Intanto quella stordita della mia padrona viaggiava per la Tanzania senza di me, godendosi le savane, gli elefanti, i mercati. Poi è andata in Malawi a passeggiare fra le piantagioni di tè, a fare trekking, a rilassarsi sul lago. E io sempre là dentro, nel cruscotto del taxi, annoiata a morte. Immaginavo che prima o poi Mr Kindale avrebbe aperto il finestrino e mi avrebbe gettata via, come una bottiglietta di plastica vuota. Avrei finito i miei giorni sul ciglio della strada, in mezzo ai rifiuti.

Il 25 di agosto, verso le nove del mattino, l’ho sentito parlare al telefono in inglese. Ho aguzzato le orecchie, l’inglese lo capisco. Diceva: “Sì, ce l’ho ancora. È qui nella mia auto”. Un’ora dopo il taxi si è fermato, una porta si è aperta e una voce ben nota ha esclamato: “Mr Kindale, che piacere rivederla! Come sta? Come ha passato questi due mesi?”. Si sono scambiati un po’ di convenevoli, poi lo sportello del cruscotto si è aperto, la mano di Mr Kindale mi ha presa e si è sporta verso il sedile di dietro, dove un’altra mano si è protesa ad afferrarmi. Ho sentito un grido di gioia. Era quella stordita di Laura Salvai, commossa e felice di rivedermi.

Ora lo so che cosa accadrà: ricopierà sulle mie pagine i nomi dei posti in cui è stata e delle persone che ha conosciuto, come se io l’avessi accompagnata per tutto il tempo. Un falso storico! Tutti devono sapere della mia prigionia, un’ingiustizia che intendo denunciare ad Amnesty International. Laura Salvai deve pagare per la sua sbadataggine.

L’unica mia consolazione è che Mr Kindale le ha fatto un bello scherzetto. Dopo averla accompagnata al porto, l’ha portata da due suoi amici per farle comprare il biglietto per Zanzibar. Lei non finiva più di ringraziarlo, e gli ha dato pure la mancia. Poi, una volta a bordo, si è accorta che quei due le avevano venduto la traversata al doppio del prezzo. Ci è rimasta malissimo, ma ben le sta. Così impara a perdere le cose.

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In treno verso Dar es Saalam

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Il mercoledì la stazione ferroviaria di Mbeya, nel sud-ovest della Tanzania, comincia a riempirsi di passeggeri e venditori fin dal mattino. Il treno per Dar es Saalam dovrebbe arrivare fra le due e mezza e le quattro, ma si tratta di orari indicativi, perché i ritardi sono la norma. Tutti aspettano con pazienza nella stazione ingombra di bagagli e fagotti. A parte una decina di turisti, sono tutte persone del posto. Il treno è molto più lento dell’autobus, ma è più economico e sicuro.

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Livingstonia

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L’esploratore, medico e missionario scozzese David Livingstone ha lasciato più di un segno nella topografia del Malawi. Fu lui, nel 1859, a raggiungere la sponda del lago e ad aprire la strada ai coloni scozzesi. La città di Blantyre, nel sud del paese, porta il nome del suo villaggio natale in Scozia.
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Ricominciare in Africa

20190806100939Mark e Silvia avevano deciso di cambiare vita prima dei quarant’anni. Lavoravano a Varese, l’uno in una società di risk advisory e l’altra in una pasticceria, e non si vedevano mai. I loro turni di riposo non coincidevano. Volevano andarsene dall’Italia e trasferirsi da qualche parte in Africa, non sapevano ancora dove. Per cinque anni hanno messo da parte i soldi: niente cinema, niente auto, solo risparmio.
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Sul lago Malawi

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Al mattino presto Senga Bay è tutta in fermento. I pescatori scaricano il pesce dalle barche, circondati dai compratori. Le donne lo versano in grandi secchi, se lo caricano sulla testa e lo portano nella zona dietro al porticciolo, dove viene bollito e poi steso a seccare su lunghi tavolacci di legno. È così che lo si trova in vendita nei mercati: secco e color bronzo. Il più apprezzato è il  chambo, una varietà di tilapia tipica del lago.
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La scuola fra le piantagioni

20190722083652.JPGDopo un viaggio di venti ore da Karonga, è stato emozionante arrivare davanti alla scuola di Nswadzi a Mulanje, un edificio bianco fra il verde delle piantagioni di tè e il rosso della terra. L’ho riconosciuta subito: l’avevo vista tante volte in fotografia. Con i bambini della mia classe, a Torino, avevo avviato una corrispondenza con gli alunni di questa scuola. Ci eravamo scambiati messaggi in inglese e foto. Ora ero lì per conoscere quella realtà dal vivo.
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Trekking sul Mount Mulanje

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La sagoma rocciosa del Mount Mulanje con le sue cime arrotondate che toccano i tremila metri si erge fra il verde smeraldo delle piantagioni di tè nel sud-est del Malawi, quasi al confine con il Mozambico. Non c’è niente da fare qui, se non camminare. Dalle pendici della montagna si dirama una rete di sentieri che portano in alto, fra cascate e foreste, rifugi e praterie d’alta quota.
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