La magia di Purmamarca

Avevo sentito dire che Purmamarca è bella, ma non mi aspettavo che fosse così bella. Mentre l’autobus si avvicina al paese mi sfugge un urlo di meraviglia. Sui due lati della strada si ergono formazioni rocciose color ocra e ruggine, corrugate e punteggiate di catcus. Il Cierro de los Siete Colores (la montagna dei sette colori), sulla sinistra, splende di sfumature, dal bianco al verde al rosa. Sono le cinque del pomeriggio e la luce è stupenda. Continua a leggere

Pepe il giardiniere

Domenica, ora di pranzo. Dal centro di Salta torno verso l’ostello imboccando una strada a caso. I negozi sono chiusi, non c’è nessuno in giro. D’un tratto, a metà di un isolato, mi appare un bellissimo giardino pieno di rose, buganville, stelle di Natale e altri fiori che non conosco. Mi fermo, stupefatta. Dal cancello un uomo sui settant’anni mi fa cenno di avvicinarmi. Quando vede che non mi muovo mi viene incontro, accompagnato da due enormi cani lupo.

«Ti piacciono i fiori?» mi fa.
«Molto. Li coltivi tu?»
«Sì».
«Complimenti, sono bellissimi. Volevo fare qualche foto». Continua a leggere

Il bello dell’ostello

Alle sette del mattino, quando sono scesa dall’autobus notturno, a Salta era ancora buio. Sono andata a piedi fino all’ostello Siete Duendes, dove avevo prenotato un letto in un dormitorio. Alla reception il proprietario mi ha chiesto di dov’ero e da quale città dell’Argentina provenivo. Quando ho fatto per tirare fuori il passaporto per la registrazione, mi ha fermato con un gesto della mano. «Vai prima a fare colazione. Prendi un caffè, poi torni con calma». In albergo mi avrebbero detto che non ne avevo il diritto, perché non avevo dormito lì, ma negli ostelli è differente. C’è un’altra atmosfera. Per questo li preferisco. Continua a leggere

Sulla strada con Nestor, Necky e Nina

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Alle dieci e mezza del mattino, come aveva promesso, Nestor è venuto a prendermi in macchina davanti all’albergo sulla piazza principale di Río Cuarto. Al volante c’era la moglie, sul sedile posteriore un cucciolo di labrador di quattro mesi. Quando ho fatto per sedermi dietro, Nestor mi ha fermata con un gesto della mano: «Vai davanti» ha detto. «Con Nina ci sto io. È molto molesta». Ci ho messo un attimo per capire che Nina è il cane. La moglie si chiama Necky. Continua a leggere

Viaggiare con lentezza

CartinaViaggio2È un mese e venti giorni che sono in viaggio e ho percorso soltanto una piccola parte dell’itinerario di massima che avevo immaginato prima di partire. Lungo la strada ho fatto sette presentazioni del mio romanzo e ho viaggiato lentamente, fermandomi per conoscere le persone che mi avevano invitato e i luoghi in cui vivono. Non me ne sono mai pentita. Ieri, per esempio, ero a cena da Patricia, un’insegnante di italiano che mi ha accolta come un’amica a casa sua a Río Cuarto. Pedro, il figlio di otto anni, è un collezionista di numismatica e mi ha regalato una moneta da 2 pesos. Continua a leggere

Puoi sempre cambiare posto

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Quando Ricardo e Marisa sono venuti a prendermi alla stazione dei treni di Villa Maria era già buio, ma io li ho riconosciuti da distante. La chioma bionda e ondulata di Marisa e la camminata di Ricardo sono inconfondibili per me, anche se sono passati dodici anni dall’ultima volta che ci siamo visti. La vera sorpresa è stata ritrovarli qui in Argentina. Ero convinta che fossero ancora in Italia. Continua a leggere

Piovono pietre

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Il treno per Villa Maria in partenza dalla stazione di Córdoba ha tutti i finestrini schermati da lastre di plexiglass rese opache dal tempo e dalle intemperie. Guardar fuori è come guardare attraverso la nebbia. Sono delusa. Il viaggio dura quattro ore, il doppio rispetto a quello in autobus, e speravo di potermi godere il paesaggio strada facendo. «Chissà perché hanno messo quelle lastre» mi domando mentre un uomo mi aiuta a issare lo zaino sulla rastrelliera. Continua a leggere