Star male in viaggio

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Distesa sulla spiaggia dell’Isla del Sol guardo con invidia gli escursionisti che si incamminano sul sentiero che fa il giro dell’isola. In cinque ore la si visita tutta. Deve essere bellissima, con le sue rovine inca e i panorami sul lago Titicaca. Sono venuta fin qui apposta (sedici ore di viaggio da Sucre), ma in questi due giorni non mi sono mai alzata dal letto. Sono stata malissimo: febbre alta, vomito, diarrea. Devo aver mangiato qualcosa che mi ha fatto male. I miei sospetti si concentrano su un panino comprato a Sucre in un bar costoso, non sulle bancarelle di strada dove mangio di solito. Lo sto pagando carissimo, quel panino. I sintomi non accennano a migliorare. E qui sull’isola non ci sono né medici né farmacie. Stordita dalla debolezza, aspetto la barca per Copacabana, la cittadina sulla terraferma dove ci sono più servizi. Continua a leggere

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Panchito dell’altipiano

Panchito accompagna i turisti a 5000 metri di quota con una camicia di cotone e un maglioncino beige. Sono tredici anni che fa questo mestiere e non ha una giacca a vento. Io batto i denti dentro i miei indumenti tecnici da alta montagna. «Non hai freddo?» chiedo.
«No, sono abituato. E poi ho questi» dice, tirando fuori un paio di guanti.

Mi trovo a Tupiza, nel sud della Bolivia, e sto per partire per un tour di quattro giorni al Salar de Uyuni, la più grande distesa salina del mondo. Con me c’è una coppia di francesi. Panchito è il nostro autista e la nostra guida. Si arrampica sul tetto del fuoristrada per caricare i nostri zaini, poi dice: «Andiamo a prendere la cuoca». Da una casa del paese esce una donna sui cinquant’anni carica di borse. Ha un paio di lunghe trecce nere e porta una gonna ampia a balze, diversi maglioni sovrapposti, uno scialle, un grembiule, calze di lana, sandali (sì, sandali!) e il tipico cappello a bombetta. Si chiama Silvia, dice Panchito, mentre lei si sistema davanti senza una parola, tira fuori i ferri e comincia a sferruzzare. Continua a leggere