Coinquiline

«Ho trovato una poesia per te» mi grida Ilenia dalla cucina.
Mi alzo dalla scrivania e vado di là. È seduta con le spalle alla finestra, sulla sedia viola accanto al frigo. I suoi capelli ricci risplendono di sfumature rosse nella luce del mattino. In mano ha l’ultimo libro di Mariangela Gualtieri, la sua poetessa preferita. Legge ad alta voce:

Non angustiati – cuore – se il tuo
udire si interrompe
e non c’è un giorno intero
per l’innesto dei tuoi tamburi
col battito potente universale.

La poesia mi commuove, sembra davvero scritta per me. Il mio cuore è angustiato per la difficoltà di trovare la mia strada dopo l’esperienza esaltante del viaggio in Sudamerica. Quasi non riesco più a scrivere. Ilenia lo sa, mi conosce bene. È la mia coinquilina da tre anni esatti.

Nell’autunno del 2012, dopo un anno che vivevo da sola, mi ero messa a cercare qualcuno con cui dividere la casa. Era troppo grande per me e mi spiaceva vederla così vuota. Diverse studentesse mi avevano chiesto di affittare loro una stanza, ma erano tutte troppo giovani e non riuscivo a decidermi.

Un’amica mi aveva detto che Ilenia cercava casa. La conoscevo appena, faceva parte del gruppo di poesia che avevo cominciato da poco a frequentare. Stava lasciando un appartamento in condivisione vicino a corso Valdocco. Le avevo proposto di venire a vedere la casa, le era piaciuta e pochi giorni dopo si era trasferita nella stanza che fino a quel momento avevo usato come studio. Era l’11 novembre 2012, festa di san Martino, il santo dei traslochi. Come oggi.

Vivere nella stessa casa può essere un inferno se non si va d’accordo, e una grande risorsa se ci si trova bene. In questi tre anni ho imparato molto da Ilenia. Apprezzo per esempio la sua generosità e la sua schiettezza: so che mi dirà sempre tutto in faccia, senza ipocrisia. Gliene sono grata. Io non sono altrettanto coraggiosa. Ho paura del conflitto e mi sento in colpa se deludo qualcuno. Ho ancora molta strada da fare.

Condividere casa a cinquant’anni può sembrare un po’ strano, ma io ne sono felice. In questi tre anni ci sono stati momenti di crisi dell’una o dell’altra, problemi esistenziali, sentimentali e lavorativi, idee e progetti sviscerati in centinaia di conversazioni intorno al tavolo della cucina. E tante poesie lette ad alta voce per piacere o consolazione.

Farai il tuo canto. Cuore. A squarciagola.
Stai quieto ora. Tornerà.
Tornerà la giovane parola.