Musica da camera

Horacio, chitarrista e insegnante di musica, conosciuto all'ostello AlvearA Córdoba sono tornata all’ostello Alvear sapendo che ci avrei ritrovato Horacio. Eravamo d’accordo di rivederci qui per il suo compleanno, il 26 luglio. Sono arrivata con sei giorni di anticipo, attraverso le Ande e il confine con il Cile. Sul bus notturno da Mendoza gli avevo mandato un sms: «Arrivo domani». Horacio aveva visto il messaggio solo al mattino. «A che ora arrivi?» mi ha scritto. Ho risposto: «Sono già qui!». Ero seduta in una poltrona dell’ostello, davanti alla porta della sua camerata. È uscito, ci siamo abbracciati. «Quanto tempo!» ha detto lui, ma era passato soltanto un mese e mezzo dall’ultima volta che ci eravamo visti. Sembrava tanto perché ero andata fino in Perù. Continua a leggere

Il bello dell’ostello

Alle sette del mattino, quando sono scesa dall’autobus notturno, a Salta era ancora buio. Sono andata a piedi fino all’ostello Siete Duendes, dove avevo prenotato un letto in un dormitorio. Alla reception il proprietario mi ha chiesto di dov’ero e da quale città dell’Argentina provenivo. Quando ho fatto per tirare fuori il passaporto per la registrazione, mi ha fermato con un gesto della mano. «Vai prima a fare colazione. Prendi un caffè, poi torni con calma». In albergo mi avrebbero detto che non ne avevo il diritto, perché non avevo dormito lì, ma negli ostelli è differente. C’è un’altra atmosfera. Per questo li preferisco. Continua a leggere