Panchito dell’altipiano

Panchito accompagna i turisti a 5000 metri di quota con una camicia di cotone e un maglioncino beige. Sono tredici anni che fa questo mestiere e non ha una giacca a vento. Io batto i denti dentro i miei indumenti tecnici da alta montagna. «Non hai freddo?» chiedo.
«No, sono abituato. E poi ho questi» dice, tirando fuori un paio di guanti.

Mi trovo a Tupiza, nel sud della Bolivia, e sto per partire per un tour di quattro giorni al Salar de Uyuni, la più grande distesa salina del mondo. Con me c’è una coppia di francesi. Panchito è il nostro autista e la nostra guida. Si arrampica sul tetto del fuoristrada per caricare i nostri zaini, poi dice: «Andiamo a prendere la cuoca». Da una casa del paese esce una donna sui cinquant’anni carica di borse. Ha un paio di lunghe trecce nere e porta una gonna ampia a balze, diversi maglioni sovrapposti, uno scialle, un grembiule, calze di lana, sandali (sì, sandali!) e il tipico cappello a bombetta. Si chiama Silvia, dice Panchito, mentre lei si sistema davanti senza una parola, tira fuori i ferri e comincia a sferruzzare. Continua a leggere