Zeeland, la terra strappata al mare

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Sulla spiaggia di Domburg battuta dal vento, sotto un cielo color piombo, Rolf mi spiega che questo è un famoso luogo di villeggiatura frequentato dai tedeschi, oltre che dagli olandesi. Mentre lo ascolto mi frulla in testa un’unica domanda: perché? Ho la giacca allacciata fino al collo e continuo a pensare alle spiagge pugliesi. Fa freddo. A tratti piove. Il paesaggio mi sembra monotono e desolato: distese di sabbia a perdita d’occhio. Nel bosco dietro le dune i faggi crescono contorti. Camminiamo su una pista che si snoda fra gli alberi fino a Westhove, un castello del XIII secolo. Qui è tutto perfetto. Le siepi sono ben potate, ci sono fiori ovunque, i cuscini sulle panchine sono dello stesso colore delle rose nell’aiuola sullo sfondo. Dentro l’edificio principale c’è un ostello che costa solo 19 euro a notte. Mentre ammiriamo il suo giardino esce un raggio di sole. In pochi minuti il cielo diventa azzurro e io comincio a pensare che questo posto mi piace.

MulinoMi trovo nella Zeeland (Zelanda), la provincia più a ovest dell’Olanda. Il suo simbolo araldico è un leone che emerge dal mare. Il motto dice «luctor et emergo», lotto ed emergo. In effetti gran parte di questa terra è stata strappata al mare con un ingegnoso sistema di dighe e bonifiche. Se si guarda una cartina di qualche secolo fa ci si rende conto che le isole e le penisole che la compongono erano molto più piccole. A Neeltje Jans c’è una diga colossale costruita negli anni Ottanta, ma l’arte di contendere la terra al mare è molto più antica. In passato erano i mulini a vento a drenare l’acqua. Le cittadine della Zelanda – Middelburg, Zierikzee, Veere – oggi sono per lo più attrazioni per turisti, ma in passato erano ricchi e attivi centri mercantili, come si può immaginare vagando nei loro sontuosi centri storici. È stata questa zona, sede della più importante Compagnia delle Indie orientali dopo quella di Amsterdam, a dare il nome alla Nuova Zelanda.1024px-1580_Zelandicarum_v_Deventer

Livia e Rolf, gli amici che mi hanno invitata qui, vengono da Essen, nel nord della Germania. Sono ospiti di una coppia che ha comprato e ristrutturato una piccola casa in una frazione di Kamperland, un paesino agricolo vicino a Middelburg. Ci sono piste ciclabili ovunque. Il paesaggio è verde e rilassante. Il posto ideale per passeggiare e chiacchierare con due amici ritrovati.

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Livia è stata mia compagna di scuola dalle elementari alle superiori. Nel 1983, mentre faceva la stagione in un albergo della Liguria per pagarsi gli studi, ha conosciuto Rolf, uno studente di medicina tedesco in vacanza. L’anno dopo si sono sposati. A Essen hanno due figli grandi e due nipotini, e io non sono mai andata a trovarli. Ci siamo trovati qui dopo dieci anni che non ci vedevamo, ma questa volta non è stato un incontro casuale: ci siamo messi d’accordo. Per due giorni Livia e Rolf mi hanno scarrozzata in macchina, mi hanno portata a mangiare il pesce e hanno passeggiato con me sulle terre strappate al mare. Se non fosse stato per loro non avrei visitato la Zelanda e non avrei goduto della loro amicizia. Sono gli incontri, ancora più che i paesaggi, a rendere unici i miei viaggi.

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